DISAGIO ED ESCLUSIONE SOCIALE

COMUNE CAPOFILA:
OLEVANO ROMANO
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Come già citato, il disagio generalizzato ed il rischio di esclusione sociale sono legate a concause che ascrivono ad un concetto di povertà allargato che non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma forse maggiormente una deprivazione culturale ed affettiva che finisce negli anni per esitare nella marginalità sociale.

 

E’ importante notare come nell’area del disagio derivante dalla disoccupazione o comunque da una occupazione precaria e/o saltuaria, non si possa parlare soltanto di fasce deboli in senso stretto, ma di tutti quei soggetti che, non avendo a disposizione una forte rete parentale e/o amicale che li sostenga e li assorba lavorativamente, come avveniva fino a pochi anni fa in queste zone con il favore di una economia relativamente in espansione, oppure in possesso di uno skill professionale spendibile anche fuori del territorio, subiscono attraverso questa difficoltà d’inserimento una forte spinta all’esclusione sociale, talvolta accompagnata da livelli di sussistenza minimi. Si tratta di un fenomeno complesso legato a quella povertà, intesa non soltanto come difficoltà a produrre reddito, ma soprattutto al mancato accesso ad una cittadinanza a pieno titolo ed ai diritti ad essa legati.

 

E’ importante considerare il caso dei giovani appena diplomati, in apparenza con pari opportunità d’inserimento, ma nella realtà in situazioni in cui si passa spesso per fasi latenti, che possono durare anche diversi anni, consistenti in: occupazioni stagionali generiche nell’ambito del turismo e della ristorazione, ricerca non mirata di ulteriore specializzazione professionale, impieghi a provvigione o con investimenti di fondi propri, lavoro nero.

 

Un’altra fascia a grave rischio di marginalità e di nuova povertà è rappresentata dai soggetti in fascia d’età 40–45 anni, perdenti posto e/o cassaintegrati, con scarse possibilità di nuova formazione e di reinserimento lavorativo; per essi il ricorso a lavoro saltuario e/o lavoro in nero è purtroppo un iter obbligato.

 

Una problematica importante è quella dell’inserimento sociale e lavorativo dei soggetti affetti da patologie psichiatriche, anche lievi e ben compensate, e delle persone con disabilità; in merito si sono già attivati sul distretto interventi atti a promuovere l’integrazione, soprattutto attraverso la corretta informazione e la realizzazione di azioni programmatiche e stage ad utenza mista in collaborazione con i Centri per l’impiego.

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