MINORI E FAMIGLIA

COMUNE CAPOFILA:
OLEVANO ROMANO
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L’area che rappresenta i bisogni relativi ai minori ed alla famiglia è connotata da una esplicita necessità di supportarne principalmente la comunicazione e tutti quei temi riguardanti la relazione all’interno del nucleo.

Esiste una forte domanda da parte delle famiglie a ricevere informazione/formazione sulle varie fasi di crescita dei figli e sulle tematiche legate soprattutto alla preadolescenza ed alla adolescenza ( modelli di orientamento); inoltre è urgente una attenta divulgazione territoriale, in termini preventivi e non allarmistici, di informazione sulle principali problematiche del disagio minorile e giovanile. Va inoltre considerato il fatto che spesso una famiglia che deve affrontare una situazione di crisi, sia legata al ruolo genitoriale che coniugale, ha difficoltà ad esplicitare le proprie istanze di ascolto, nella tradizionale convinzione che vuole che “i panni sporchi si lavino in famiglia”; questo pregiudizio sfortunatamente non tiene in considerazione il fatto che non è necessariamente l’inadeguatezza del singolo nucleo ai suoi compiti, ma la complessità della realtà attuale,che richiede sempre più il confronto ed la partecipazione attraverso forme integrate di sostegno.

A tal proposito è irrinunciabile garantire una risposta sempre più ampia attraverso opportunità di fruizione di interventi/servizi di rete, con prerogative di : competenza specifica, capacità di presa in carico, facilità di accesso.

Una capillare promozione del servizio “Centro di Sostegno alla Famiglia” ha permesso, negli ultimi anni di raggiungere un target numericamente importante, gettando le basi della rete territoriale a sostegno della famiglia, i cui punti nodali sono costituiti dal lavoro di rete con i servizi territoriali .

A questo punto risulta necessario potenziare il lavoro svolto in questo senso, coinvolgendo maggiormente i referenti delle scuole e moltiplicando i momenti di confronto e consulenza con le famiglie.

Una realtà sempre più presente è quella dei nuclei monoparentali, in cui la madre deve provvedere al sostentamento del nucleo e contemporaneamente adempiere al ruolo genitoriale da sola; ciò implica, opportunità di lavoro certe ed con orario adeguato e presuppone l’esistenza di strutture per minori, soprattutto in età non scolare, che sul territorio di fatto non esistono.

Per ciò che concerne i minori nella fascia d’età da 0 a 6 anni, la maggior parte di essi vive una realtà di crescita serena e con opportunità di svolgere diversificate attività ricreative, sportive e di intrattenimento. Il tessuto sociale dei paesi è accogliente e protettivo nei confronti dei piccoli minori, in un concetto non formale di rete affettiva, favorendo inoltre l’integrazione dei minori stranieri. Tuttavia si riscontrano, a partire dal primo ciclo scolastico, sempre più frequenti episodi di bullismo e di sopraffazione, che sono monitorati e trattati prevalentemente  in ambito scolastico;  allo scopo verrà inserita nella nuova programmazione la progettazione relativa al Centro di aggregazione adolescenziale che si offra come opportunità integrative preventive e riabilitative per la fascia di utenza che va dagli undici ai diciotto anni  .

A partire dalla preadolescenza invece, come già citato, si cominciano a rilevare diffuse problematiche relative all’identità di genere, all’appartenenza al gruppo ed alla relazione con gli altri membri della famiglia; si deve chiarificare che esse ascrivono ad una “fatica di crescere” tipica di questa età di passaggio, ma anche ad una forte ed esplicita necessità di modelli educativi di riferimento certi ed adeguati, portatori di valori positivi e significativi.

I minori adolescenti presentano caratteristiche simili a quelle dei coetanei che abitano gli  altri distretti laziali: sono conformisti e si danno ruoli e regole severe nel gruppo di riferimento, al limite del settarismo, pur seguendo modelli di comportamento velleitari ed utilitaristici; hanno difficoltà nella relazione con gli adulti di riferimento, sia genitori che insegnanti, sono disorientati nelle relazioni tra pari e con l’altro sesso. E’ molto diffusa la cultura dello “sballo leggero” con il consumo di hashish e marijuana, in genere senza la percezione della trasgressione; molto diffusi l’uso e l’abuso di alcool, che viene tollerato anche dalle famiglie, per motivi legati sia alla tradizione locale che alla pubblicizzazione dei mass-media, che lo inserisce in uno stile di vita desiderabile.

Una fascia del target fa uso di sostanze psicotrope sintetiche e/o cocaina, ma in genere saltuariamente e per periodi brevi.

Sono rilevanti nel target femminile minorile i disturbi dell’alimentazione.

A fronte di un scenario così critico, un dato positivo su cui poter basare un piano d’intervento sostanziale, è la crescente consapevolezza dei minori riguardo le proprie difficoltà nel processo di crescita ed una conseguente ricerca di spazi di ascolto e di adulti competenti di riferimento; sia si tratti di “crisi di passaggio” sia di problematiche più complesse, c’è disponibilità ad accettare supporto, una volta entrati in una sana relazione di fiducia (questo quadro è stato rilevato ascoltando operatori insegnanti e ragazzi ,contattati nelle attività di programmazione e  monitoraggio servizi.

In conclusione, a fronte di quanto fin qui esposto, sembra necessario un piano d’intervento organico e di rete che, lungi dal “pazientizzare” famiglie e minori, fornisca risposte adeguate a difficoltà che esistono da tempo nella realtà nazionale, agendo con lucidità in un’ottica preventiva e di supporto.

Significativo è infine il dato in aumento dei minori assistiti a vario titolo dai servizi sociali comunali: esso sintetizza un disagio familiare spiccato, in considerazione del fatto che esso rappresenta soltanto l’emerso di una realtà critica ben più ampia.

I Servizi sociali dei  Comuni segnalano che il puro dato numerico rilevato non “fotografa” a pieno la realtà inerente quelle famiglie multiproblematiche, che molto spesso presentano gravi carenze nella capacità genitoriale, tali da indicare l’allontanamento (temporaneo o definitivo) del minore dal nucleo.

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